
... segue i post parte I e parte II
Conclusosi il periodo di transizione che seguì la nascita della Zona Franca, e acquietata l'opinione pubblica, il regime iniziò ad interferire nella vita della Zona. La preoccupazione della dittatura era che i dissidenti potessero riuscire davvero a creare uno stato alternativo: certo i ribelli erano poveri e senza mezzi ma ugualmente c'era il rischio che mettessero su uno mini-stato organizzato e che potessero invogliare sempre più cittadini a trasferirsi. Insomma, se i dissidenti della zona dovessero crescere potrebbero diventare realmente una minaccia per il regime, rendendo vana l'idea originaria della Zona Franca. Quindi la dittatura istituisce un corpo paramilitare, dal nome di Lost Zone Guardians, che ha ufficialmente il compito di controllare i confini tra lo stato nazionale e la Zona Franca, ma che in realtà ha l'obiettivo di localizzare e sabotare ogni attività di rilievo all'interno della Zona.
Da questo punto della storia inizia una vera e propria guerra tra regime e dissidenti, una guerra interamente combattuta nel territorio selvaggio della Zona Franca (che da questo momento in poi verrà chiamata dal regime Lost Zone).
Ecco, a grandi linee è questo l'universo diegetico di Lost Zone. Ovviamente ogni aspetto di questa struttura narrativa merita un approfondimento, e mano a mano che ci lavoro arricchisco il tutto di dettagli e sfumature. In questa ardua impresa non sono solo ma ho l'apporto prezioso di una collaboratrice, Manuela, che con le sue proposte e le sue riflessioni contribuisce non poco a rendere credibile questa ingarbugliata vicenda.
Che è solo all'inizio...




