
Uno dei rischi principali del conformismo è che inserendo al proprio interno anche le cose più nefaste queste vengono accettate senza fare troppi problemi. Facciamo l'esempio del razzismo. Se uno dice "I negri sono delle bestie inferiori" crea scandalo, l'affermazione viene condannata, chi dice questa frase viene considerato un razzista. Se però lo stesso concetto viene espresso seguendo le regole del conformismo culturale, quindi calibrando parole politicamente corrette, l'affermazione non viene percepita più come razzista, o comunque molto meno. E come per il razzismo lo stesso ragionamento lo si può applicare agli omosessuali, alle diverse credenze religiose o politiche. Basta confezionarla in una forma politicamente corretta e fare attenzione all'utilizzo delle etichette giuste che anche le affermazioni più violente, xenofobe, dittatoriali vengono socialmente accettate senza battere ciglio dalla maggior parte delle persone, anche dalle brave persone.
In questo contesto quelle opere artistiche "politicamente scorrette" hanno un forte valore, perché sbattono in faccia alla gente l'ipocrisia di cui è intrisa la nostra cultura. Nella produzione degli ultimi anni c'è stato un film che può rientrare a pieno titolo nel politicamente scorretto, ovvero Borat: studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan. Il film è uscito pochi anni fa e molti immagino se lo ricorderanno. Il personaggio di Borat Sagdiyev, creato da Sacha Baron Cohen, è un giornalista kazako misogino, antisemita, razzista che va negli Stati Uniti per fare un documentario sulla cultura a stelle e strisce. Pur trattandosi di fiction, una buona parte del film è realizzato in stile candid camera, ovvero Sacha si spaccia davvero per Borat e registra le autentiche reazione degli ignari intervistati. A contatto con i più disparati yankee riesce a metterli continuamente in imbarazzo facendo traballare, in un vortice irrefrenabile, tutte le certezze e le ipocrisie di una cultura carica di pregiudizi. Il film, che può far morire dal ridere come mettere a disagio (a seconda della propria sensibilità), è molto scorretto e si è portato dietro una miriade di polemiche. Ma l'unico ad uscirne con le ossa rotte è il finto perbenismo della cultura americana. Magari non tutto il film riesce a mantenere un buon livello e di certo non tutte le scene sono costruite con la stessa efficacia, ma l'approccio politically uncorrect di questo film ha, secondo me, colpito nel segno. Questo film, come del resto anche altri con questo approccio, provocandoci uno strano disagio riescono a sbatterci in faccia tutta l'ipocrisia nella quale viviamo. E poco male se i perbenisti si scandalizzano per le volgarità. Farebbero meglio a scandalizzarsi per la loro ipocrisia.