lunedì 21 dicembre 2009
Pause/still premuto
mercoledì 16 dicembre 2009
La Cina è vicina

Quando il signor B e la sua corte evocano lo spettro del comunismo, fanno riferimento a quei regimi dittatoriali che si sono macchiati di crimini sotto il simbolo del comunismo. Come ad esempio l'Unione Sovietica di Stalin o la Cina attuale.
E per quanto i comunisti nostrani (quei pochi che esistono ancora) non li ho mai sentiti fare nemmeno un discorso che potesse associarli a quelli sopraccitati, la nostra maggioranza li addita come pericolo per la libertà e lo sviluppo.
Ma dal momento che mi piace andare dietro i proclami vediamo un pò dove troviamo questo modello di comunismo liberticida nella nostra nazione.
Tipico dei regimi comunisti attuali è la censura della rete. Difatti sia in parte Cuba, sia in maniera più evidente la Cina impongono numerosi filtri alla libera navigazione sulla rete. Chi in Italia vorrebbe seguire questo esempio?... mmm vediamo... tale ministro Maroni... eccolo! L'ho trovato un comunista! Mah... è un ministro del governo Berlusconi! Strano, mi aspettavo di trovarli tra i vari partiti comunisti sparsi per l'Italia è invece guarda un pò, sta nella Lega.
Ma andiamo avanti. Altra caratteristica dei regimi comunisti è che lo Stato ha il controllo dell'economia nazionale. Beh, questo per fortuna non c'è. Vediamo però cosa c'è che si avvicina di più. Dunque, vediamo i principali gruppi economici privati... mah, guarda un pò che strano, sono detenuti da coloro che governano il paese, sia nei media, sia nella finanza, sia nell'edilizia... E chi governa il paese? Saranno i rifondaroli del partito comunista... no, invece è il centrodestra...Sono confuso... fatte le dovute proporzioni, nella pratica non mi sembra mica tanto diverso dai regimi comunisti in cui detiene tutto lo stato...anche se formalmente sono cose separate alla fine l'economia che conta sta sempre nelle stesse mani, e il controllo sul resto dell'economia è pressoché totale... mmm...
Continuiamo. Altra caratteristica di questi regimi comunisti dittatoriali è il culto della personalità e l'imporre alla popolazione di accettare ogni decisione presa dal capo, senza alcun tipo di dialettica, di cui Stalin è stato uno dei principali esponenti. Cerchiamo quindi chi in Italia oggi ha questa deprecabile concezione del potere. Dunque, mi sembra che sia un tale Silvio Berlusconi. Ma come? Il più grande nemico dei regimi comunisti segue proprio uno dei suoi modelli cardine? Strano...
C'è qualcosa che non mi quadra. Ho appena iniziato quest'analisi e mi sembra di capire che in Italia chi ha una visione della politica più vicina ai regimi comunisti dittatoriali sono... gli anticomunisti.
Mi sa che devo comprarmi un'edizione aggiornata del dizionario, perché qui, il significato che viene dato ai termini non mi quadra mica tanto....
lunedì 14 dicembre 2009
Faccia (libro) insanguinata

Quando uno si azzarda a dire che tramite il controllo totale delle televisioni si manipola la realtà e si influenza la gente, i potenti alla corte del nano dicono che non è vero, che la gente mica è scema, che sa ragionare con la propria testa e che questo del controllo dei media è solo una scusa senza basi per attaccare chi ci governa. Punti di vista. Discutibili ma legittimi, ognuno la può pensare come meglio crede. Poi però gli stessi che fanno queste argomentazioni dicono: i gruppi che vengono creati su facebook, gli attacchi che si fanno sui blog, il parlare senza freni su internet è un grave danno, è pericoloso perché si influenza negativamente la gente, la si istiga alla violenza, si fomenta l'odio.
Ma come? La tv non influenza nessuno e internet manipola la mente? Non capisco, secondo voi la gente è immune a queste influenze o ne è totalmente condizionata? Cari miei, fate pace con la vostra mente prima di parlare.
martedì 8 dicembre 2009
Open Video
E se aveste la possibilità di interrompere una qualsiasi trasmissione televisiva di grande successo e sostituirci un vostro video, che cosa mandereste?
Quando me l'hanno chiesto, beh, di cose me ne son venute in mente tante. Talmente tante che ci sto facendo un film. Ma la mia fantasia, per quanto fervida, è pur sempre solo nella mia testa. Voi cosa mandereste in onda?

Dunque, molte ne abbiamo già girate di queste azioni (e con alcune abbiamo già decretato la futura censura del film) ma, rianalizzando la struttura del lungometraggio, ci siamo accorti che ce ne starebbe bene anche qualcun'altra. Quindi, prima della fine dell'anno e della successiva chiusura del film, ognuno di noi del comparto regia si è autocommissionato di girarne almeno altre due. Nuove idee già ne ho, e magari ve ne parlerò nei prossimi post, ma prima di tornare di nuovo sul set, mi è venuta voglia di condividere quest'ulteriore appendice alla sceneggiatura e aprirla ai consigli degli sventurati lettori di questo blog. Una sorta di Open Source applicato al cinema, in modo da far diventare anche il vecchio mezzo cinematografico non esclusivamente unidirezionale.
Quindi ripropongo la domanda: se aveste in mano il tasto rosso per sostituirvi al flusso televisivo, al posto del faccione di bruno vespa e senza preoccuparvi di alcuna censura, cosa mandereste in onda?
domenica 6 dicembre 2009
Note sul NoBDay

sabato 5 dicembre 2009
giovedì 3 dicembre 2009
Un giornalista e Teleaut

domenica 29 novembre 2009
Le Gliene presentano...
martedì 24 novembre 2009
Io sono (diventato) un autarchico

Insomma dai, inutile girarci intorno, quando uno si appassiona ad un'arte o una disciplina arriva sempre a quel momento: quello in cui realizza che quell'arte la vorrebbe fare per lavoro. E come potevo non arrivarci io, cinefilo della prima ora, sia come spettatore che come videomaker. E quando arrivi a quel punto che fai? O ti siedi e focalizzi con estrema crudeltà tutti i tuoi difetti, in modo da portarti ad abbandonare l'insana ambizione oppure smetti di sederti e cominci a camminare come Forrest Gump. Bene, ovviamente io non mi sono seduto. E a guardarmi indietro in questa camminata quante ne ho fatte di cose... ma veniamo al punto.
Punto.
Ecco, ora possiamo proseguire. Dicevo sono arrivato alla soglia della professionalità e ho cominciato a farlo davvero per lavoro. Con gente che ti sceglie, ti commissiona e ti paga. E lì è cominciato a gracchiare qualcosa. Dopo l'euforia iniziale è arrivato questo macigno: Il COMPROMESSO. Ok, sei tu che scrivi la storia ma questo è meglio che non lo dici, questo argomento forse non è opportuno toccarlo, eh no, di questo poi proprio non se ne parla. Ah, dimenticavo, quest'altra cosa la devi mettere per forza. E intanto le più truculente bestemmie cercavano di uscire dalla mia bocca, ma dispoticamente le bloccavo. Nel frattempo, nel cosiddetto tempo libero riprendevo a girare le mie cose, a portare avanti le mie idee. Che piacere meraviglioso. Che gioia primordiale. E lì ho capito. Non si può far entrare la creatività nelle dinamiche del mercato. Non così. Per lavoro molto meglio proporsi come tecnico del video (anche perché ormai quello so fare), e lasciare la creatività libera. Libera, nei ritagli di tempo che sono sempre meno, nelle risorse da poterci dedicare che sono sempre più scarse, ma libera. Se poi questo flusso caotico e primordiale può arrivare da qualche parte, ben venga. Altrimenti, sti cazzi. Quindi sì, sono (diventato) un autarchico.
domenica 22 novembre 2009
senza titolo
venerdì 20 novembre 2009
Backstage de Lo Studente Sfida L'Organizzazione
Backstage "Lo Studente Sfida L'Organizzazione" from Danilo Melideo on Vimeo.
domenica 15 novembre 2009
Lo Studente Sfida L'Organizzazione
Dei miei lavori autoprodotti, Lo Studente Sfida L'Organizzazione si può annoverare come il Colossal. So già cosa state pensando, no, non è un Colossal in quanto colossale boiata, per quando non posso nemmeno darvi tutti i torti. Colossal perché, da cortometraggio indipendente c'è stato un dispiego enorme di risorse. Ma andiamo con ordine. Il film è un omaggio/parodia al poliziesco all'italiana anni 70. Parodia perché la qualità di quei film è a dir poco imbarazzante: regia improbabile, battute volgari, superficialità inarrivabile. Insomma una mediocrità tale che, anche i film più seri e drammatici, risultano ridicoli. Quindi parodia divertita di quel genere. Ma anche omaggio. Eh sì. Perché a rivederli oggi, sorprendentemente, vi si trovano degli elementi di critica che, nei b-movie degli anni successivi, scompare. Ovvero la critica al potere. Per me è stata una sorpresa vedere film di questo genere che trattavano temi come la corruzione nella polizia, i legami stretti tra istituzioni e criminalità ecc.... So bene che, all'epoca, la scelta di questi temi era dettata da pure ragioni commerciali: la cultura di quel periodo era molto attenta a queste problematiche e quindi parlarne voleva dire soldi al botteghino. Però fattostà che, anche in quei filmacci, se ne parlava. Oggi non si fa più. Chi ne parla è il film d'autore, mentre le pellicole commerciali/trash glissano allegramente questi argomenti. Quindi, di fianco alla parodia c'è anche un mio personale omaggio.
E torniamo al Colossal. Il corto dura 31' minuti (quindi capirò chi, tra i miei lettori non avrà voglia di affrontarne l'intera visione). E' un film in costume, interamente ambientato negli anni '70. Tra attori e comparse superiamo le 30 persone. Insomma, per gli standard di un gruppo di studenti un'operazione immane. Ah, tanto per dovere di cronaca il film è datato 2005.
Lo Studente Sfida L'Organizzazione from Danilo Melideo on Vimeo.
p.s. giusto per scoraggiarne ulteriormente la visione, in alcuni punti l'audio è piuttosto scadente ;)
mercoledì 11 novembre 2009
La sindrome di Godzilla

La chiave del ragionamento sta in Godzilla. Se avessi deciso di fare il romanziere e avessi poi deciso di raccontare una storia in cui Godzilla si mette a camminare per il centro di Roma e distrugge tutto quello che gli capita davanti, il tutto si sarebbe risolto in pochi istanti. Il tempo di trovare le parole adatte e via! Catastrofi, scene di massa, elicotteri e chi più ne ha più ne metta. Invece ho deciso di coltivare quest'altra passione, ovvero quella di fare il videomaker. E ogni volta che dalla mia testolina esce un'idea appena appena più audace mi ritrovo a fare i conti con infinite limitazioni di ordine tecnico/pratico. Ingegnarsi su come risolvere questi problemi a volte è anche divertente, perché vengono fuori soluzioni a cui non avresti mai pensato... però altre volte queste limitazioni ti portano ad abbandonare il progetto o quantomeno a stravolgerlo radicalmente. E questo non è divertente. Anzi, dal punto di vista creativo, è proprio frustrante. Ma quando si sceglie di fare il videomaker certe cose bisogna metterle a conto. E comunque, tanto per rassicurare i lettori sulle mie facoltà mentali, non ho mai pensato di fare un film con Godzilla.
lunedì 9 novembre 2009
Fiaba dell'animale qualunque
mercoledì 4 novembre 2009
Electronik Life
Non ho mai negato che nel mio background culturale ci siano i videogame degli anni 80. Poi ho smesso completamente di giocarci, e ammetto che non ho mai nemmeno toccato una playstation. Però quegli arcade... insomma, nel 2005, un amico mi chiede di girargli, anche in maniera amatoriale, un videoclip per un brano di musica dance che ha inciso. Musicalmente non è proprio il mio genere però mi stuzzica il titolo, "Electronik life", e mi fa tornare alla mente un'idea che avevo da tempo. Fare un omaggio/parodia dell'universo 8bit degli arcade con cui sono cresciuto. Nasce così questo videoclip, libera rivisitazione di un classico dell'epoca: Donkey Kong...
domenica 1 novembre 2009
Alarm Clock Blues

venerdì 30 ottobre 2009
ɐʌıʇʇǝdsoɹd ɐsɹǝʌıp ɐun ɐp

lunedì 26 ottobre 2009
Freeze Frame
mercoledì 21 ottobre 2009
Kamorra, un'associazione che opera in tutti i settori
lunedì 19 ottobre 2009
Non vedo, non sento... ma parlo

Mi capita sempre più di sentir parlare, o addirittura di sentire sermoni, di persone che non sanno minimamente di cosa stanno blaterando. Basterebbe aprire gli occhi o le orecchie per avere una visione leggermente più ampia ma non lo fanno. Non vogliono approfondire, non vogliono conoscere certi retroscena, non vogliono credere a nulla che non sia spiattellato in superficie. Però vogliono parlare, sparare giudizi, sentenziare a destra e a manca. Non so se questa variante sia più grave, ma è sicuramente più fastidiosa.
mercoledì 14 ottobre 2009
Teleaut - Il backstage
Torno a parlare di Teleaut, il lungometraggio al quale sto lavorando da un anno e mezzo e che a breve, salvo imprevisti, sarà pronto. Il film, come ho già detto in altri post, racconta la storia di un gruppo di persone che riesce a trovare il modo di piratare il segnale televisivo nazionale e quindi a sostituirsi alla programmazione ordinaria, facendo imbestialire non poco il potere... Chi ancora non avesse visto il trailer può vederlo qui.
In questo post voglio pubblicare un estratto del backstage della sessione più prolifica delle riprese, ovvero quelle realizzate nell'agosto del 2008. Quattro settimane di full immersion in un set itinerante in una Roma afosa e deserta.
domenica 11 ottobre 2009
I Pre-Occupati
Anno 2006. Due neolaureati (al secolo io e il mio compare Giampiero) si trasferiscono a Roma con la valigia di cartone. Giunti nella capitale si scontrano con lo spietato e cinico mondo del lavoro. Dal momento che questi giovani sarebbero due videomakers, nelle vuote giornate che intercorrono tra un colloquio fallimentare e l'altro decidono di girare un cortometraggio sulle loro disavventure. Le esperienze in questione sarebbero un ottimo materiale per un dramma o per una tragedia o (perché no?) per un horror. Invece decidono di farne una farsa. Ecco così che ne esce fuori un corto che in futuro verrà definito social-demenziale.
I Pre-Occupati from Danilo Melideo on Vimeo.
martedì 6 ottobre 2009
Il regista di matrimoni
Nella lista dei crimini verso l'umanità l'Onu dovrebbe annoverare anche il filmino del matrimonio. In genere si configura come una sadica tortura per chi lo guarda, nessuno escluso, compresi gli sposi, che si ritrovano ad ogni visita dei parenti a doverlo visionare ripetutamente nemmeno fossero nel finale di Arancia Meccanica.

Da quando ho iniziato a fare il videomaker mi sono guardato bene dall'entrare in contatto con questo universo inquietante. Eppure, dopo anni di coerente intransigenza, ci sono caduto anch'io. Però li ho redarguiti i novelli sposi: non aspettatevi la solita solfa, se proprio mi ci dovete invischiare farò a modo mio. E così sto facendo. Certo, riguardando questa prima fase del lavoro noto che le influenze del gangster-movie coreano si fanno sentire... mah, in due modi potrà finire: o aprirò un nuovo folgorante capitolo nella cinematografia matrimoniale o mi darò alla macchia per evitare la furia omicida degli sposini...
domenica 4 ottobre 2009
E' stato bello esserci...
martedì 29 settembre 2009
Quando Gimada, suo malgrado, fu pioniere del web

Sulla nascita della web sitcom Effesse (poi diventata Fuori Sede) avrò rilasciato almeno una ventina di interviste, tra giornali e televisioni (sic!). Ma all'approssimarsi dei 5 anni dalla sua creazione e all'ormai affievolimento di un qualsiasi interesse, m'è venuta voglia di tornare a parlarne. Soprattutto per riflettere sul web e su come sia cambiato radicalmente in pochissimo tempo. Ma partiamo dall'inizio. Nell'ottobre del 2004 non c'era ancora Youtube, l'Adsl non era ancora così diffuso e della multimedialità di internet se ne parlava più nei giornali e in ambiente accademico che nella vita quotidiana. In questo contesto un gruppo di compagni d'università (Gimada), dediti alle goliardie, decise di girare una sitcom sulla vita dei fuori sede. Ne venne fuori un prodotto amatoriale, scombinato, povero ma sincero. Fin qui nulla di nuovo. L'idea che ha fatto la differenza, allora, fu quella di diffonderla in rete. A ripensarci oggi sembra una cosa banale, ma allora non lo fu. Facemmo un sito (in realtà lo fece Giampiero, io allora non ne capivo niente di html) e ci caricammo le 6 puntate realizzate, dando vita a quella che diventerà la prima web sitcom italiana. In poco tempo fu il delirio. Iniziò un giro di passaparola su internet e nell'arco di pochi mesi la sitcom fu vista da Palermo ad Aosta, arrivarono mail e commenti da ogni dove. Ci contattò la televisione nazionale (prima Italia1 e poi rai3) per realizzare dei servizi su questo "fenomeno" e a ruota decine di articoli di giornali. Minchia! E chi se l'aspettava! Tempo dopo arrivammo addirittuta a farcela produrre dal portale studenti.it... A rifletterci oggi tutto è molto più chiaro, ma allora... Allora sul web i contenuti video di lingua italiana erano scarsissimi, che mi ricordi alcuni portali di cortometraggi e poco altro, e fruire contenuti video nuovi escludendo la tv era una grande novità. Una novità che piaceva. Quasi in contemporanea devono averlo capito anche altri perché nell'anno seguente ci fu un vero e proprio exploit del video in rete, a partire da youtube. E molte cose sono cambiate. Al punto che io, e molte altre persone come me, utilizzo internet non solo come principale mezzo di informazione ma anche di intrattenimento (abbandonando la tv). Quando torno a pensarci rivedo quei giorni come pionieristici, di frontiera. E, nel mio piccolo, sono contento di averli vissuti.
domenica 27 settembre 2009
Il Paese di Rubik

In questo momento della mia vita mi tormentano fondamentalmente due cose: la situazione politico/sociale del mio Paese e quel maledette cubo di Rubik poggiato sul mio comodino. In entrambi i casi tutto è fuori posto. Che siano valori costituzionali o che siano caselle colorate le cose non tornano. E il groviglio nella mia testa peggiora da quando ho iniziato a fondere le due cose. Il quadrato bianco non dovrebbe stare nella facciata azzurra, il lodo Alfano non dovrebbe stare all'interno di un ordinamento che stabilisce che la legge è uguale per tutti, se sposto il quadrato rosso (cazzo!) mi si spagina la facciata verde, vada bene la difesa contro il terrorismo ma (cazzo!) a questo scopo non possiamo massacrare centinaia di uomini innocenti, mi ritrovo sto quadrato giallo sempre da tutt'altra parte, mi ritrovo la propaganda governativa all'interno di ogni spazio del servizio pubblico... ad libtum sfumando. Non so come venirne fuori. Nonostante ciò, quel maledetto cubo di Rubik sta sempre sul mio comodino. E non ho intenzione di cedere.
martedì 22 settembre 2009
[zero]
pensalo in una stanza, seduto
poi immagina il silenzio...
lunedì 14 settembre 2009
Sulla censura...
giovedì 10 settembre 2009
Lost Zone - ... sul progetto (parte III)

... segue i post parte I e parte II
Conclusosi il periodo di transizione che seguì la nascita della Zona Franca, e acquietata l'opinione pubblica, il regime iniziò ad interferire nella vita della Zona. La preoccupazione della dittatura era che i dissidenti potessero riuscire davvero a creare uno stato alternativo: certo i ribelli erano poveri e senza mezzi ma ugualmente c'era il rischio che mettessero su uno mini-stato organizzato e che potessero invogliare sempre più cittadini a trasferirsi. Insomma, se i dissidenti della zona dovessero crescere potrebbero diventare realmente una minaccia per il regime, rendendo vana l'idea originaria della Zona Franca. Quindi la dittatura istituisce un corpo paramilitare, dal nome di Lost Zone Guardians, che ha ufficialmente il compito di controllare i confini tra lo stato nazionale e la Zona Franca, ma che in realtà ha l'obiettivo di localizzare e sabotare ogni attività di rilievo all'interno della Zona.
Da questo punto della storia inizia una vera e propria guerra tra regime e dissidenti, una guerra interamente combattuta nel territorio selvaggio della Zona Franca (che da questo momento in poi verrà chiamata dal regime Lost Zone).
Ecco, a grandi linee è questo l'universo diegetico di Lost Zone. Ovviamente ogni aspetto di questa struttura narrativa merita un approfondimento, e mano a mano che ci lavoro arricchisco il tutto di dettagli e sfumature. In questa ardua impresa non sono solo ma ho l'apporto prezioso di una collaboratrice, Manuela, che con le sue proposte e le sue riflessioni contribuisce non poco a rendere credibile questa ingarbugliata vicenda.
Che è solo all'inizio...
mercoledì 2 settembre 2009
Lost Zone - ... sul progetto (parte II)
Proseguo quest'abbozzo di serial iniziato nel post precedente. Lì ho fatto una sintesi sulle premesse politiche e sociali che portano alla nascita della cosiddetta Zona Franca, mentre ora mi vorrei soffermare sulla Zona Franca vera e propria. Dunque, abbiamo detto che si tratta di un territorio al di fuori della giurisdizione del regime in cui è concesso trasferirsi in caso di dissenso.

Il territorio in questione fu scelto perché, seppur piuttosto florido, era a forte rischio sismico, e nel corso degli ultimi decenni aveva subito diversi terremoti. La mancanza di una politica di messa in sicurezza aveva portato ad uno spopolamento graduale della zona, sino a renderla ormai disabitata. Il regime, per evitare che tornassero alla mente polemiche poco gradite, aveva preferito abbandonare la zona. Questo fino al giorno in cui idearono la Zona Franca. Quello era il territorio ideale: libero da insediamenti e interessi economici e poi poco apprezzato dal cittadino medio.
Al momento dell'istituzione della Zona Franca, i primi che vi si trasferirono furono i gruppi clandestini di dissidenti. Avevano forti dubbi sull'autenticità di questa zona, ma la morsa repressiva del regime li stava dissanguando e, seppur consapevoli del rischio, decisero comunque di tentare. Ed ebbero ragione. I primi mesi la Zona Franca appariva davvero come un paradiso in terra, principalmente perché finalmente erano liberi di incontrarsi e parlare liberamente. Certo, era una terra selvaggia ed era difficile anche procurarsi l'acqua e il cibo, ma ai dissidenti l'adrenalina di essere tornati nuovamente liberi faceva sopportare tutto il resto.
L'idillio però, non durò molto. Passati i primi mesi, in cui c'erano gli occhi dell'opinione pubblica puntati su questa zona, qualcosa cambiò. Radicalmente. E Il regime tornò a mostrare il solito volto...
sabato 29 agosto 2009
Lost Zone - Sul progetto...

D'accordo, lo ammetto, il progetto è ambizioso. Creare un serial. E con esso il conseguente universo diegetico, fatto di regole, personaggi, relazioni. Un lavoro produttivo decisamente complesso, ma al contempo, estremamente stimolante.
L'idea di partenza è la seguente: spingiamo l'acceleratore sulla situazione politica attuale e immaginiamocela fra vent'anni. Quello che ne viene fuori è un regime fortemente accentratore che, con la scusa del benessere e della sicurezza, ha eliminato ogni libertà individuale e consolidato una violenta repressione verso tutti i dissidenti. Il mantenimento del potere e del consenso è relegato al controllo totale dei mezzi di informazione. Televisione, stampa, radio, internet, tutti i mezzi di comunicazione sono gestiti dal regime e trasmettono una propaganda infinita.
Questo sistema, per anni, ha garantito una consistevole stabilità al governo. Ma nel corso del tempo il perpetuarsi delle azioni repressive ha cominciato a portare delle perplessità anche nel cittadino medio. Insomma, il regime rischiava di perdere l'approvazione plebiscitaria che si era assicurato con il controllo dell'informazione.
In questo contesto nasce il progetto di una Zona Franca. L'idea del regime è la seguente: chi vuole vivere nella nostra società, godendo del benessere e della ricchezza, deve rispettarne regole; ma chi non volesse rispettarle, non è obbligato. Può trasferirsi in una Zona Franca, al di fuori della giurisdizione del regime, dove può vivere in massima libertà. Trasferirsi nella Zona Franca però porta con se delle conseguenze: vivere senza agi, tra stenti e povertà, senza i servizi garantiti da un'istituzione forte; vivere nell'insicurezza di poter essere aggredito dai malintenzionati senza un corpo di polizia che ti protegga ecc.
Risultato dell'operazione è che il cittadino medio torna ad avere la percezione di un governo libero, infatti può decidere se accettare o meno le regole del regime. Inoltre, con la prospettiva di una vita nella povertà e nell'insicurezza, la maggior parte dei cittadini non si sposterà mai nella Zona Franca. Non solo, in questo modo si consente alla dittatura di essere ancora più dura nelle repressione, in quanto è il cittadino che ha accettato queste regole. Una manovra praticamente perfetta per il regime, che si ritrova più forte di quanto fosse stato prima.
E nella Zona Franca? Ciò che accade lì è ben diverso da quello che propaganda il regime...
lunedì 27 luglio 2009
Teleaut - Il trailer...
giovedì 23 luglio 2009
Teleaut - La sceneggiatura...

giovedì 16 luglio 2009
Teleaut - Il prologo...

martedì 14 luglio 2009
Dopo le 3.32
Ora che si sono concluse sia le passerelle pre-elettorali che le sfilate del G8, mi sembra il momento adatto per pubblicare questo piccolo documento video che cerca di raccontare l'ondata di solidarietà dal basso che si è mossa in aiuto delle popolazioni aquilane dopo il sisma del 6 aprile scorso. Partendo dall'attività di raccolta aiuti dell'Associazione Peppino Impastato di Sambuceto (CH) si è cercato di seguire il percorso del materiale raccolto fino alle tendopoli e di raccontarlo attraverso la voce dei volontari. Buona visione.
mercoledì 7 gennaio 2009
Rasta PC
O anche le disavventure di due tecnici informatici in una scalcinata bottega. Insomma, comunque la si voglia chiamare a settembre ho girato una nuova sitcom. Sempre con la premiata ditta Gimada. L'abbiamo scritta, diretta e interpretata, insomma sintetizzando si può dire che è stato un delirio anche stavolta...
La serie completa è di 6 puntate ed è visibile su questo sito
Forse guardandola si noterà che è leggerissimamente sponsorizzata dalla Verbatim ;)